Presso il Centro vengono realizzati dei percorsi personalizzati per ciascun paziente a seconda delle patologie che devono affrontare per migliorare il benessere e fornire un valido sostegno alla terapia. In particolare le patologie sono:

  • Sindrome Metabolica
  • Diabete mellito o iperglicemia
  • Ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia
  • Ipertensione arteriosa
  • Patologie e disturbi a carico del sistema digerente
  • Patologie epatiche (steatosi epatica, epatite e cirrosi)
  • Celiachia e sensibilità al glutine
  • Distiroidismo (ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroiditi autoimmuni)
  • Cardiopatie e vasculopatie (insufficienza cardiaca, infarto miocardico, coronaropatie)
  • Artropatia e osteoporosi
  • Nefropatie

Sindrome metabolica

La sindrome metabolica è l’associazione di alterazioni metaboliche, ormonali ed infiammatorie che aumentano il rischio di mortalità cardiovascolare. Si riscontra in presenza di alterata glicemia a digiuno, bassi livelli di colesterolo HDL, valori elevati di trigliceridi, ipertensione arteriosa e circonferenza addominale superiore ai 92 cm per l’uomo e agli 88 cm per la donna.

Il principale trattamento è rappresentato dalla combinazione di dietoterapia e attività fisica che migliorano la sensibilità dei tessuti all’insulina e quindi riducono i valori di glicemia a digiuno e di emoglobina glicata (indice dell’andamento glicemico nel tempo).

La combinazione di dietoterapia e attività fisica aiutano anche a ridurre il grasso viscerale che circonda e infiltra gli organi interni e che rappresenta il principale imputato nello sviluppo di malattie cardiache, diabete tipo II e di alcuni tipi di cancro tra cui quelli che colpiscono il colon-retto ed il seno.

 

Diabete Mellito e Iperglicemia

Il diabete mellito è una patologia caratterizzata da alti livelli di zuccheri nel sangue per ridotta capacità di captazione da parte dei tessuti. Il diabete di tipo II rappresenta la forma più diffusa dopo i 40 anni di età ed è generalmente legata al sovrappeso e si associa alla sindrome metabolica aumentando da 2 a 4 volte il rischio di malattia cardiovascolare.

L’iperglicemia è una condizione dannosa anche quando non è associata a diabete perché danneggia i vasi sanguigni provocando l’invecchiamento delle loro pareti e favorendo la deposizione di placche adipose. Nel lungo tempo aumenta la possibilità di sviluppare danni permanenti a carico della vista (cataratta, retinopatia, cecità), del rene (insufficienza renale) e dei nervi (torpore agli arti, disturbi gastroenterici, disturbi sessuali e urinari, demenza).

La dieta e lo stile di vita attivo rivestono un ruolo fondamentale sia nella prevenzione in persone con familiarità al diabete, sia nella gestione della malattia e delle sue complicanze.

L’attenzione al carico glicemico è già di per sé uno strumento alla perdita di peso e di grasso viscerale (quello maggiormente legato al rischio cardiovascolare). Inoltre aiuta a mantenere pressoché costanti i livelli glicemici, con miglioramento dello stato di salute e di coscienza e prevenendo i pericolosi episodi di ipoglicemia che possono presentarsi quando si assumono ipoglicemizzanti orali o insulina o si fanno importanti sforzi fisici.

Ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia

Le dislipidemie sono alterazioni del quadro lipidico ematico caratterizzate da aumento di trigliceridi e del colesterolo totale con squilibrio tra la frazione LDL (noto come “colesterolo cattivo”) e la quota di HDL (noto come “colesterolo buono”) associate in particolare a rischi cardiovascolari e cerebro-vascolari.

Esistono sia forme genetiche (“familiari”) di dislipidemia sia forme secondarie a patologie (ipotiroidismo, diabete, patologie epatiche e renali) o ad errate abitudini alimentari. Individuando la causa della dislipidemia è possibile risolvere o trattare queste alterazioni riportando i valori nella norma o abbassandoli ad un livello accettabile.

La cura principale è la correzione del sovrappeso quando presente e l’impostazione, anche nei casi di normopeso, di un piano dietetico adeguato che prevede la riduzione di grassi saturi, carboidrati e alcol. Al contempo, il trattamento della dislipidemia riduce lo stato di affaticamento epatico da sovralimentazione e rallenta il processo di aterosclerosi.

Ipertensione arteriosa

L’ipertensione arteriosa colpisce circa il 45% degli uomini ed il 30% delle donne tra i 35 e i 75 anni. Nel 90% dei casi rimane asintomatica fino a che non si manifesta una sua complicanza ovvero lesioni vascolari e patologie correlate quali ictus, ischemie, infarto e scompenso cardiaco, insufficienza renale ed infarto addominale.

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale nei casi di ipertensione secondaria al sovrappeso anche nelle situazioni di predisposizione genetica in cui le scelte alimentari hanno una forte valenza nel determinare il rischio di sviluppare o meno una complicanza cardiovascolare.

Le dietoterapie che proponiamo seguono protocolli internazionali come lo studio DASH (“Dietary Approaches to Stop Hypertension”) che pone l’attenzione sul consumo di grassi, colesterolo, sodio, fibre, per ridurre non solo i valori di pressione arteriosa ma anche il rischio cardiovascolare globale.

Patologie e disturbi a carico del sistema digerente

Fra le patologie legate all’apparato digerente ci sono: reflusso gastroesofageo, disfagia, gastrite, dispepsia, meteorismo, stipsi, diarrea, sindrome del colon irritabile, rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn, diverticolosi e diverticolite.

Il sistema digerente è la sede di contatto e di comunicazione tra l’ambiente esterno e quello interno all’organismo. Il cibo, indispensabile alla vita, porta sempre con sé sostanze potenzialmente allergeniche o contaminanti che, se non filtrate e modulate, possono alterare in maniera drammatica l’equilibrio interno. Il benessere delle mucose che tappezzano il tubo digerente e della flora batterica che lo abita è perciò determinante alla salute e funzionalità dell’apparato digerente in sé, ma anche dell’organismo in toto.

L’alimentazione può essere causa di alterazioni e patologie, ma fortunatamente può anche esserne la cura. Eliminando i cibi che per natura o consistenza risultano irritanti o non tollerati, si riduce al minimo il danno meccanico e chimico esercitato sulle mucose, mentre privilegiando i cibi con attività antiinfiammatoria e antiossidante si andrà a lenire l’irritazione favorendone la guarigione. Probiotici e prebiotici favoriranno la flora batterica benigna con miglioramento non solo digestivo ed assimilativo, ma anche del tono dell’umore, del vigore fisico e della purezza della pelle.

Patologie epatiche (Steatosi epatica, epatite e cirrosi)

Il fegato, “centralina metabolica” dell’organismo, detossifica l’organismo da sostanze nocive e farmaci, processa i nutrienti e li indirizza ai vari organi che si occupano di utilizzarli o immagazzinarli. Il fegato determina quanti zuccheri e quanti grassi dovranno entrare nel sangue e quindi arrivare ai tessuti e il suo malfunzionamento perciò si ripercuote su tutti gli altri organi.

Il modo migliore per prendersi cura del proprio fegato è attenersi ad una alimentazione sana evitando l’abuso di alcolici e farmaci e curando il sovrappeso. La steatosi epatica (ingrossamento del fegato per accumulo di acidi grassi al suo interno) è il primo segnale di allarme, quasi sempre legato a sovrappeso: se non trattata la steatosi epatica progredisce verso uno stato di infiammazione del fegato (epatopatia) e verso la perdita di funzionalità.

La dietoterapia specifica permette la depurazione del fegato con benefici anche su stomaco e intestino (miglioramento della digestione e della stipsi), pelle (miglioramento di alcune forme di dermatite e prurito) e metabolismo dei nutrienti.

Celiachia e sensibilità al glutine

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine che altera la mucosa intestinale e scatena la reazione immunitaria. In Europa colpisce 1 persona su 100 e si manifesta con sintomi aspecifici come diarrea o stitichezza, stanchezza cronica, dolori ossei, afte, dermatite, vitiligine o psoriasi, infertilità.

Una forma più lieve, ma altrettanto insidiosa, è la sensibilità al glutine, spesso sottovalutata perché diagnosticabile solo su base clinica. Entrambe possono insorgere a qualsiasi età e l’unica cura è l’esclusione, totale o parziale secondo tolleranza, di alimenti contenenti glutine dalla propria dieta. La mancata osservanza del regime aglutinato nel paziente celiaco è fattore di rischio per tumori maligni ad esofago, faringe e intestino.

Una dieta adeguata è l’unica cura disponibile capace di ripristinare la salute intestinale e organica, riducendo i rischi di complicanze ed migliorando l’energia ed il vigore psicofisico.

Distriroidismo (Ipotiroidismo, Ipertiroidismo, Tiroiditi autoimmuni)

Le alterazioni della tiroide sono causa di importanti cambiamenti metabolici e organici ed influisce significativamente sulla qualità di vita. Sintomi aspecifici come sonnolenza, stipsi, crampi muscolari, cute secca, irregolarità mestruale, aumento di peso possono essere il campanello d’allarme di ridotta funzionalità tiroidea. Dall’altro lato la condizione di ipertiroidismo, a cui possono associarsi sintomi come diarrea, nervosismo, astenia e cardiopalma, può indurre a perdita di massa muscolare e ossea, oltre che all’aumento dei livelli di zuccheri nel sangue.

La dieta si occupa di risolvere le alterazioni del quadro ematico che caratterizzano queste patologie (ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia in un caso, iperglicemia nell’altro), di apportare buoni livelli di iodio e selenio (indispensabili al funzionamento tiroideo) e di ridurre l’introduzione di cibi allergenici che possono innescare la risposta immunitaria caratteristica delle forme di tiroidite autoimmune.

Il controllo della patologia attraverso la dieta permette di ripristinare l’equilibrio metabolico, curare stanchezza ed irritabilità e di prevenire o curare importanti variazioni del peso corporeo.

Cardiopatie e Vasculopatie (Insuficienza cardiaca, Infarto miocardico, Coronaropatie)

Le cardiopatie e le vasculopatie comprendono le malattie che coinvolgono il cuore ed i vasi sanguigni, alterando il flusso ematico con danno transitorio o permanente ad organi e tessuti.

L’infarto cardiaco è la forma più conosciuta ed eclatante, ma ci sono anche altre manifestazioni tra cui la claudicatio intermittens (difficoltà a deambulare che migliora con il riposo) e l’angina pectoris (dolore retrosternale durante l’affaticamento) che sono dovute ad occlusioni parziali dei vasi che irrorano i tessuti e che si avvertono sotto sforzo, ovvero quando il tessuto avrebbe più bisogno di essere ossigenato e nutrito.

Lo scopo della dietoterapia è quello di prevenire lo stato di mal-nutrizione, in eccesso o difetto, che può condurre a cachessia cardiaca (perdita di massa muscolare cardiaca), di correggere lo squilibrio elettrolitico e metabolico conseguenti a terapia diuretica e di controllare il consumo di cibi che possono interferire con una eventuale terapia anticoagulante.

Migliorare la dieta perciò significa per prima cosa ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari ed in seconda battuta curare le altre cause di patologia cardiaca: sovrappeso, diabete mellito, ipertensione arteriosa e dislipidemia.

Artropatia e Osteoporosi

Le artropatie includono diverse condizioni infiammatorie o degenerative (artrite reumatoide, artrosi degenerativa, gotta, etc.) che si accomunano per il dolore articolare e la difficoltà di movimento. Tra queste, le artropatie a carico dell’anca o degli arti inferiori sono spesso dovute al sovrappeso che sollecita in modo eccessivo le articolazioni.

La dieta volta alla perdita di peso in questo caso è già sufficiente a migliorare o risolvere il problema. La riduzione della quota di purine, introdotte con la carne, riduce inoltre il livello di acido urico, che spesso si riscontra elevato nell’uomo in sovrappeso e che può causare dolorosi depositi a livello articolare (tofi gottosi).

Una dieta equilibrata e alcalinizzante, associata allo stile di vita attivo, aiuta a ridurre l’infiammazione, a correggere l’acidità del sangue e a proteggere la massa ossea dal rischio di osteoporosi, favorendo la deposizione delle componenti minerali dello scheletro. La dieta perciò aiuta a ridurre il dolore, a migliorare la salute articolare e riduce la necessità di far ricorso a farmaci antiinfiammatori.

Nefropatie

Una corretta terapia nutrizionale rappresenta il trattamento di prima scelta in qualsiasi forma di nefropatia. L’obiettivo della terapia dietetica è quello di prevenire e trattare sintomi e complicanze al fine di rallentare il decorso e la progressione della patologia, ritardando e in alcuni casi evitando la necessità di ricorrere alla terapia sostitutiva (Dialisi). L’approccio dietoterapico deve prevedere:

  • Riduzione dell’apporto proteico (per evitare un sovraccarico di scorie azotate che il rene non è più in grado di eliminare in maniera efficiente)
  • Diminuzione dell’assunzione di alcuni sali minerali (tipo sodio, potassio e fosforo che il rene fatica ad eliminare e che si accumulano nel sangue aumentando il rischio di ipertensione, aritmie cardiache ed altre conseguenze cardiovascolari)
  • Mantenimento o raggiungimento (in caso di sovrappeso) del peso ideale.

Una dieta adeguata è fondamentale per non sottoporre i reni ad un eccessivo carico di lavoro e per evitare al contempo che un’eccessivamente restrizione alimentare possa causare uno stato di malnutrizione.

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