Fame nervosa, fame reale, brontolii di stomaco, inappetenza. Tante parole, tutte diverse, usate a volte in modo frettoloso e scorretto per definire situazioni o stati d’animo che colpiscono la maggior parte di noi.
Un mondo vasto, sconosciuto ancora per alcuni, è quello che lega l’asse cervello/emozioni/pensieri e il nostro sistema gastro-intestinale.

Quando le emozioni controllano lo stomaco

Se ci fermiamo a riflettere il problema risulta più vicino di quanto si possa immaginare e coinvolge molti soggetti che incontriamo tutti i giorni.
Quante volte abbiamo sentito dire “ero talmente nervosa che ho mangiato l’intera scatola di biscotti” o al contrario “ mi sono innervosita a tal punto che mi si è chiuso lo stomaco”? In tutte queste espressioni regna il mondo delle emozioni e si fa spazio sovrano su quello dell’alimentazione.
Talvolta, in associazione a queste modalità di affrontare la vita quotidiana, possono essere presenti stati di sovrappeso/obesità; tale condizione fa ricorrere spesso ad approcci dietetici di svariato tipo, dalla dieta “fai da te” a quella consigliata dall’amica o dal giornale, ma anche il rivolgersi a un professionista di alimentazione.

L’aiuto degli esperti

Questa soluzione può portare a reali risultati solo in alcuni casi. La fame nervosa, infatti, è una problematica che interessa la sfera psicologica e, per questo, richiede l’intervento di un esperto nella gestione delle proprie emozioni con particolare relazione al cibo.
L’approccio di maggiore efficacia risulta, quindi, essere sempre un lavoro di équipe.
Le diverse figure professionali, come psicologo, dietista e medico nutrizionista, devono collaborare per ottenere reali risultati duraturi nel tempo.

“Consolarsi” con il cibo

Questo perché un problema di peso legato a fame nervosa, detta anche fame emotiva, non verrà mai risolto del tutto se non risolvendo la causa principale dell’eccesso di peso. Lavorare sulla sfera psicologica risulta indispensabile per riequilibrare e trattenere quelle tendenze di compensazione che vengono associate al cibo fin dall’infanzia.
Purtroppo, è proprio nella fase più precoce in cui si sviluppa più o meno questa necessità di “rifugio” nel cibo in ognuno di noi. Basti pensare all’utilizzo del ciuccio o del cibo (dolci solitamente) per placare “capricci” e momenti di pianto del bambino.
Viene, così, creata una psicologia errata di consolazione nei più piccoli legata all’introduzione di cibo o oggetti masticabili in bocca come fonte di conforto (a situazioni di stress/nervosismo e dolore).

Nella fase evolutiva, ovviamente, il ricorso ad oggetti materiali viene escluso, se non per vizi/abitudini legate, ad esempio a gomme da masticare o al fumo. Questa pratica è estremamente connessa al cibo per lo stesso principio: trovare conforto a situazioni di nervosismo con la gestualità di avvicinare qualcosa alla bocca.
Inoltre, la fame nervosa scatenata da eventi esterni, se non compensata dall’utilizzo di tabacco (in chi sta cercando di smettere) fa cadere in tentazioni golose il soggetto in esame.

Il rischio della dipendenza

Da notare come il cibo in questione sia per la maggior parte delle volte di tipo zuccherino, dolce in generale. Gusto che, per caratteristiche molecolari, innesca processi biochimici di benessere a livello cerebrale, causando, in alcuni casi, anche una sorta di dipendenza (“per calmarmi ho bisogno assolutamente di cioccolata o biscotti”).
A causa di tutti questi complessi meccanismi è perciò difficile risolvere un problema di peso solo con la decisione di intraprendere una nuova dieta il lunedì successivo.
È indispensabile, invece, rivolgersi a professionisti, che anche con incontri di gruppo possono aiutare a migliorare la gestione delle emozioni di tutti i giorni.

Presso il Centro Medico Genesy, specializzato in percorsi di dimagrimento da oltre 25 anni, la collaborazione tra medico-dietista-psicologo è costante e fondamentale per ogni paziente al fine di garantire un sostegno continuo nella perdita di peso, tenendo sempre ben presente la sfera emotiva di ogni paziente che intende intraprendere un percorso.